Gianni Toti

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Gianni Toti, partigiano coSmunista – così venne autodefinendosi nello scorrere dell’intensa esperienza di vita – è stato un artista difficilmente collocabile in categorie fisse e ben definite di appartenenza, perché il cosmo è grande per un uomo tanto curioso e pensante e le categorie sono strette. Fu un ricercatore e costruttore inesausto di strumenti e linguaggi con cui esprimere idee, speranze e disperanze in flusso continuo dell’uomo nel mondo, nel cosmo.

Egli aveva saputo imparare a vedere, a scrivere e a farsi leggere, sentire, guardare ed anche imitare, nonostante i suoi linguaggi non fossero sempre facilmente accessibili.
Ha prodotto romanzi, saggi, pièces teatrali, canzoni ma anche disegni; è stato un giornalista, un inviato speciale, un direttore editoriale, un autore cinematografico ed anche un incantatore e irrefrenabile affabulatore.
Ma soprattutto considerava la poesia il supremo modo di esprimere i “tanti universi”. Spesso, ricordando Pedro Salinas, recitava: ”Poesia, dammi il nome esatto delle cose!”. Forse in sintesi potremmo dirlo soltanto “poeta” e, dagli anni Ottanta, “poetronico”, altro nome suo, dalla sua “poetronica”, che lo vide tra i più noti videoartisti a livello internazionale.

Giovanni Toti (Roma 1924-2007), “Vania” nella Resistenza romana (1943- 1945), è stato per decenni giornalista de “L’Unità”, de “La voce della Sicilia” e “Paese Sera”, inviato speciale in tutto il mondo per “Vie Nuove” e direttore del rotocalco della Cgil “Lavoro” dal 1952 al 1958.
In Ungheria ha incontrato Marinka Dallos, la compagna amatissima, mancata agli inizi degli anni ’90, coloratissima pittrice naïf, che si era scoperta intensa interprete delle antiche memorie della campagna ungherese sposate sapientemente con le nuove esperienze di vita italiana e soprattutto romana.
Dal mondo egli ha portato e tradotto in Italia testi sconosciuti e a volte scomodi, ha partecipato ai “cinegiornali liberi” con Cesare Zavattini e Jean-Luc Godard nel ’68-‘69, curato la rivista “Carte Segrete”. Negli anni Novanta ha ideato e diretto la collana “I Taschinabili”, edita da Fahrenheit 451.
Tra i tanti suoi amici possiamo annoverare Neruda, Pasolini, Metz, Cortàzar, Lilj Brik, Che Guevara, ma anche artisti e poeti di ogni età meno conosciuti di tutto il mondo.

Lo spirito di Toti è sempre stato combattivo, provocatorio, indagatore, coraggioso nell’accendere dibattiti e sempre pronto a contrastare le approssimazioni e le mode culturali, la “falsa coscienza” dei festival e dei convegni, da Pesaro a Venezia, da L’Avana a San Paolo, a Mosca, a Parigi.

Gianni Toti era un autore coltissimo dell’avanguardia letteraria e audiovisiva, avversario dei realismi più o meno socialisti. Lungi dal negare la sua appartenenza al partito comunista italiano, non è mai venuto meno alla personale identità creativa e a un’attenta critica degli automatismi del linguaggio. Ha sempre affermato con convinzione, erede in questo di pensatori quali Croce e Gramsci, che “l’arte è educatrice in quanto arte, non in quanto arte educatrice“. Sentiva e viveva l’arte come creazione sempre sperimentale e strumento privilegiato per pensare l’impensabile. Sovente avvertiva la necessità di ripetere anche a se stesso: “Il faut penser l’impensable”.

Negli anni ’80 ha fatto parte degli autori della breve stagione della “Sperimentazione Programmi” della Rai-radiotelevisione italiana, dedicata alle tecnologie elettroniche con videopoemi non trasmessi dalla nostra tv ma conosciuti, studiati e premiati in tutto il mondo. Ha realizzato la parte più consistente delle sue VideoPoemOpere soprattutto in Francia, sia a Marsiglia che al Centre International de Creation Vidéo (CICV) di Hérimoncourt (Montbéliard-Belfort) dove gli è stato intitolato un edificio, l’Espace Gianni Toti, dedicato a mostre e attività artistiche.

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